Wednesday, 14 October 2015 20:30

Conferenza Annuale "Libertà religiosa, sicurezza e sviluppo in Europa" - 13 ottobre - Senato, Sala Zuccari Featured

Riscoprire i valori comuni e l’identità religiosa per un’Europa “unita nella diversità”

(Roma) – Si è tenuto il 13 ottobre scorso alle ore 16, presso la suggestiva sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, la Conferenza Annuale dell’Accademia Internazionale AISES sul tema “Libertà religiosa, sicurezza e sviluppo in Europa”. Sono intervenuti il Sen. Pier Ferdinando Casini, Presidente della Commissione Esteri del Senato, il Rav. Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma, S.E.R. Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, l’Imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, Direttore per il Dialogo Interreligioso della Moschea di Roma, e la Sen. Roberta Pinotti, Ministro della Difesa, che a causa d’urgenti impegni istituzionali ha inviato un messaggio per relatori ed ospiti. Ha presieduto l’incontro il Presidente di AISES, Prof. Valerio de Luca, mentre ha svolto le introduzioni Edith Arbib Anav, Responsabile del Dialogo Interreligioso di AISES. Ha moderato Massimo Milone, Direttore di Rai Vaticano.

Così come detto dal Presidente De Luca durante il discorso d’apertura dei lavori “la nostra conferenza annuale si caratterizza da sempre per la presenza di esponenti ed autorità religiose perché crediamo fermamente che un’ autentico sviluppo economico e sociale, che abbia al centro la personale umana ed il rispetto della sua dignità, abbia alle sue fondamenta quel patrimonio universale e comune di valori, principi, prassi e tradizioni millenarie, il cui apporto da parte delle grandi religioni monoteistiche è determinate, così come lo sono l’eredità  greco-romana ed il pensiero umanista laico; Religione e cultura sono le basi e le radici di cui si nutre l’Europa del passato del presente e del futuro”.

In tale occasione, Erminio Sergio, Presidente di AISES Young, ha annunciato e motivato l’assegnazione del Premio Internazionale “Sulle spalle dei giganti” 2015 a Sua Santità Papa Francesco, premio che lo scorso anno è stato conferito e consegnato al Presidente della BCE, Mario Draghi.

Conoscendo, com’è noto, la prassi consolidata che il Santo Padre non accetta né premi né riconoscimenti, ma solo doni di valore simbolico, i giovani di AISES, animati dalla volontà di esprimergli in ogni caso profonda riconoscenza, hanno deciso di trasformare questa occasione nell’omaggio di un dono, che come tale è simbolo di un amore gratuito e disinteressato, anche per la sua valenza solidale. Tale dono consisterà in un esemplare di “arte povera” africana, nella forma di una pittura o scultura intitolata “HOPE”, speranza, al quale stanno lavorando giovani artisti della periferia di Nairobi, in Kenya, che la Diomira Foundation e il suo Presidente Gregoire Piller, responsabile dei rapporti Africa ed Europa di AISES, ed il Presidente onorario il Card. Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, assistono quotidianamente da anni, promuovendo attività ad alto valore sociale a sostegno di poveri e malati.

 La motivazione che accompagnerà questo dono è la seguente:

“per l’attenzione rivolta alle giovani generazioni e al problema dell’equità intergenerazionale; per aver sottolineato che “bisogna avere rispetto dell’ambiente in cui viviamo e che siamo custodi del disegno di Dio iscritto nella natura”, ricordandoci così l’importanza della sostenibilità ambientale e della lotta contro il cambiamento climatico; per aver definito il dialogo interreligioso “come una condizione necessaria per la pace nel mondo”; per aver ricordato alla coscienza di ogni cittadino europeo come l’integrazione dei migranti sia parte delle nostre radici culturali e presupposto di civiltà poiché ogni essere umano merita “accoglienza e sostegno”; per aver infine sottolineato il “bisogno di nuova solidarietà universale” nell’Enciclica Laudato Si’”.

 A conclusione, sempre il Presidente De Luca ci ha ricordato che:

Minacciare la libertà religiosa significa colpire la nostra identità e la nostra sicurezza prima che personale direi spirituale ed interiore in cui si sostanzia la nostra dignità e che forma e sviluppa la nostra coscienza ed il vivere in comune: quel “noi” europei che ancora non siamo; solo quando l’Italia, con il suo ruolo assegnatole dalla storia nei millenni, avrà il coraggio e la forza di non essere più al traino di questa Europa germanica, ma guardando “dietro di sé” e “sopra di sé” riscoprirà il suo ruolo di guida, potremo guardare tutti insieme l’avvenire di un Europa, che definirei italica”.

 

 

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